{"id":12,"count":4,"description":"Da piccolo i ragazzi pi\u00f9 grandi del rione dove abitavo mi accompagnavano per fare i bagni con un battello sull'isola di Marina Nova,  partendo dal porticciolo dove inizia il canale Valentinis che successivamente si immette nel bacino di Panzano: allora non credevo che il canale ed il bacino fossero un\u2019opera dell'uomo. Sulla sponda settentrionale del bacino in corrispondenza della confluenza del citato canale erano state realizzate a partire dal 1904  le strutture del cantiere navale dai fratelli Cosulic, provenienti da Lussino.\r\n\r\nDurante la prima guerra mondiale il territorio di Monfalcone \u00e8 stato in prima linea per quasi due anni, con grossi danni al centro abitato ed agli insediamenti produttivi. Gli impianti del cantiere  che potevano essere rimossi sono stati spostati in parte a Pola ed in parte sulla riva ungherese del Danubio.\r\n\r\nNel dopo guerra vi fu una campagna per la ricostruzione dell\u2019abitato ma la situazione economica non era buona perch\u00e9 la finanza italiana era uscita dal conflitto stremata anche se la guerra era stata vinta. Fu dato comunque un nuovo impulso agli insediamenti ed il cantiere navale fu reimpostato con criteri moderni; accanto ad esso fu realizzato  un villaggio per ospitare i dipendenti del cantiere e le loro famiglie: io sono  nato e vissuto nella parte nord del villaggio, vicino all\u2019albergo impiegati. L\u2019attivit\u00e0 del cantiere si arricch\u00ec  con la costruzione delle officine aereonautiche  che si specializzarono nella produzione di idrovolanti.\r\n\r\nI primi anni della seconda guerra mondiale non portarono particolari eventi: Monfalcone era sottoposta all\u2019economia di guerra,come il resto del Paese. Gli eventi cambiarono dopo l\u2019Armistizio del settembre 1943 (quando io ero bambino), chiesto dal governo italiano ai governi dell\u2019Europa Occidentale ed agli USA. Dopo l\u2019armistizio il governo italiano da Roma si \u00e8 trasferito a Bari, territorio gi\u00e0 controllato dagli alleati. I tedeschi erano gi\u00e0 presenti in forze nella nostra penisola in quanto precedentemente nostri alleati contro le potenze dell\u2019Ovest, che stavano invadendo il Sud Italia; sicuramente essi erano stati messi al corrente dai loro servizi segreti che gli italiani stavano trattando la resa con gli alleati ed in vista di tale evenienza avevano incrementato la loro presenza militare nella nostra penisola. I tedeschi quindi dopo l\u2019armistizio hanno militarmente occupato tutto il Centro e il Nord Italia. In questi territori, con il supporto dei tedeschi, \u00e8 stata costituita la Repubblica Sociale Italiana. Molti italiani di questi territori, dissentendo dal nuovo governo si ritirarono fra i monti dando vita alla resistenza armata dei partigiani; altri invece rimasero negli abitati contribuendo alla resistenza con altre forme di opposizione.\r\n\r\nNel monfalconese coloro che scelsero la resistenza armata costituirono una brigata di italiani (inizialmente attestata nel carso goriziano) che era di fatto inquadrata nel contesto delle forze partigiane jugoslave, i cui Comandi, oltre che liberarsi dai Tedeschi e dagli Italiani che avevano invaso nel 1941 la Jugoslavia, intendevano annettere alla futura Jugoslavia anche tutta la Venezia Giulia, che aveva diversi territori abitati da persone di nazionalit\u00e0 slovena. Ci\u00f2 comport\u00f2 che, nelle zone del monfalconese ove si erano rifugiati i partigiani che venivano aiutati dalle popolazioni ivi residenti, vi furono delle rappresaglie fatte dai tedeschi e dagli italiani repubblichini che portarono a sequestri di persone, distruzioni delle loro abitazioni e talvolta anche a soppressione di civili. Inoltre vi era una lotta dei repubblichini anche contro coloro che negli abitati facevano la resistenza non armata. Ormai avevamo la guerra vicino a casa!  Con l\u2019avanzare del fronte lungo la penisola italiana, cominciarono i bombardamenti sul cantiere di Monfalcone e su altri obiettivi strategici, bombardamenti che fecero delle distruzioni anche nei centri abitati circostanti.\r\n\r\n            Ho dei ricordi di episodi che si riferiscono a bombardamenti ed alcuni che riguardano il 1\u00b0 maggio 1945, quando i tedeschi in ritirata occuparono la casa di mia nonna in Palmanova perch\u00e9 bloccati dai partigiani che li volevano disarmare.  La mia famiglia era sfollata a Palmanova per i pericoli dei bombardamenti.\r\n\r\n            A guerra finita si ebbe l\u2019occupazione militare della Venezia Giulia prima jugoslava per 40 giorni e poi alleata fino al settembre del 1947; ci si trov\u00f2 prima a dare assistenza ai sinistrati dai bombardamenti e poi anche ai profughi italiani esodati dai territori occupati dagli jugoslavi: cos\u00ec casa mia, precedentemente occupata da un ufficio del cantiere, fu in parte requisita per ospitare altre due famiglie.\r\n\r\n            Ripristinato il Governo Italiano  su quel poco che restava all\u2019Italia della Venezia Giulia, rimaneva l\u2019incerto del futuro su quello che il Tratto di Pace del 1947 aveva individuato come Territorio Libero di Trieste (TLT), che in attesa della sua formale istituzione era stato diviso in Zona A, con Trieste e suo circondario governata da una Amministrazione Governativa Alleata, ed in Zona B, con Capodistria e suo circondario governata da una Amministrazione Governativa Jugoslava. Monfalcone era la porta italiana del TLT ed in una circostanza, per prevenire eventuali colpi di mano sul TLT da parte del Governo Jugoslavo, vi fu un notevole assembramento di militari in particolare nel monfalconese, specie sul Carso (dove io giovinetto sono andato in bicicletta a verificare come si erano attestati i militari!). Constatata l\u2019impossibilit\u00e0 di dar vita al TLT, il 26 ottobre del 1954 Trieste \u00e8 stata riconsegnata all\u2019Italia e Capodistria assegnata alla Jugoslavia.\r\n\r\n.      Quando ho cominciato a guardare Monfalcone con occhi critici, le caratteristiche dell'abitato esistente nel 1904 fra guerre,  sviluppo industriale e demografico erano quasi del tutto scomparse. A stravolgere ulteriormente 1\u2019aspetto originario di Monfalcone sono stati negli anni sessanta, con l'aiuto di incentivi statali, gli insediamenti di diverse nuove attivit\u00e0 artigianali ed industriali, che hanno dato un non indifferente impulso all'economia locale e all\u2019immigrazione, sia dal nostro Paese che dal\u2019estero.\r\n\r\nContemporaneamente si \u00e8 registrato un incremento demografico che ha implicato la realizzazione di nuovi insediamenti civili sul territorio che in alcune zone hanno comportato un accostamento dei centri abitati dei comuni di Monfalcone, Ronchi dei legionari e Staranzano. Per questa circostanza  \u00e8 stato necessario affrontare una revisione congiunta dei piani urbanistici dei tre comuni.\r\n\r\nNel contesto storico si verificava la trasformazione della Comunit\u00e0 Economica Europea, istituita nel 1956, nell\u2019Unione Europea: questo evento ha comportato un nuovo impulso ai rapporti commerciale da e con l\u2019estero. Nello stesso periodo si \u00e8 sviluppato nei paesi dell\u2019Europa Orientale una innovazione di orientamenti politici che ha apportato un incremento dei contatti di questi Paesi con quelli dell\u2019Unione Europea ed nuova politica che \u00e8 sfociata nella dissoluzione dei regini social-comunisti che vigevano nell\u2019Europa Orientale.\r\n\r\nNel Goriziano in particolare un territorio, abitato da popoli diversi ma che per secoli avevano vissuto assieme sotto diverse bandiere, era stato diviso nel 1947 in due parti da un nuovo confine di stato: per quasi 50 anni i rispettivi territori si erano sviluppati ignorandosi a vicenda ed ora si ritrovano di nuovo uniti sotto un nuovo simbolo, seppure appartenenti a due diversi stati. Nel volgere di 10 anni quello che era l\u2019attraversamento di una frontiera, con controlli bibbiosi, \u00e8 diventato un normale passaggio di confine senza la necessit\u00e0 di controlli e di documenti di espatrio.         \r\n\r\nInserisco ora alcune mie memorie che si rifanno alla situazione economico-sociale del monfalconese, come era agli inizi degli anni settanta del secolo scorso.\r\n\r\nInfine aggiungo una memoria in cui evidenzio la necessit\u00e0 di fare ora un sistema urbanistico coordinato fra i due territori di Gorizia e Nova Gorica.","link":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/category\/la-realta-che-osserviamo\/evoluzione-dei-luoghi-dove-sono-cresciuto\/","name":"EVOLUZIONE DEI LUOGHI DOVE SONO CRESCIUTO","slug":"evoluzione-dei-luoghi-dove-sono-cresciuto","taxonomy":"category","parent":6,"meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories\/12"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/taxonomies\/category"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories\/6"}],"wp:post_type":[{"href":"https:\/\/www.osvaldodecastro.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts?categories=12"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}