Il passaggio a nord-est del corridoio 5

I Corridoi transeuropei individuano dei tracciati attraverso i quali sono da realizzare le vie di comunicazione per collegare fra loro diverse aree geografiche, spesso ubicate in Stati distinti. Nei tratti trasfrontalieri dei corridoi, oltre le difficoltà che in ogni Paese si incontrano lungo il tracciato per dei lavori non poco devastanti, si deve venire ad un accordo fra due Stati che spesso hanno interessi diversi da soddisfare e talvolta a monte ci sono anche diatribe del passato che non sono state ancora metabolizzate del tutto.
Il percorso che hanno intrapreso dopo il secolo quinto d.C. le popolazioni nomadi del centroeuropeo occidentale per raggiungere la Pianura Padana rappresenta la falsariga utilizzata dalla Commissione europea per individuare il tracciato orientale del Corridoio 5. La prima viabilità di cui si ha certezza lungo questo percorso è la via Emona costruita durante l’impero romano per facilitare i traffici fra Aquileia ed Emona, l’attuale Lubiana. Risale all’inizio degli anni ottanta la decisione della Comunità europea di individuare delle reti di trasporto di interesse comunitario (TEN-T) ove incanalare i traffici di persone e beni fra i Paesi dell’Europa, prevedendo per la loro realizzazione una compartecipazione finanziaria da parte della Comunità, che successivamente è stata trasformata nell’Unione europea. Uno dei compiti principali dell’Unione europea era ed è lo sviluppo dell’integrazione fra i vari sistemi pianificatori, che avevano nei singoli Stati strumenti e strutture diverse. Le differenze socio-politiche fra i diversi Stati e la crisi economica venuta dal nuovo mondo, che ci ha sfiancato come una pandemia, hanno fortemente rallentato questa integrazione dell’Unione, allargatasi da quasi un decennio a 25 Paesi. Con l’obiettivo di facilitare l’integrazione dell’Unione, la Commissione europea ha lavorato per l’omogeneizzazione del sistema dei trasporti nel contesto europeo, perché una modalità dei trasporti analoga su tutto il territorio dell’Unione è una delle condizioni che aiutano le varie popolazioni viventi nei singoli Stati e nelle rispettive regioni ad incontrarsi e ad amalgamarsi. A tal fine si è reso necessario proporre delle indicazioni per programmare i collegamenti fra tutti i Paesi europei perché alla fine della seconda guerra mondiale il sistema dei collegamenti in Europa era stato interrotto a seguito della formazione di due blocchi politici contrapposti. Inoltre la fine del conflitto armato aveva coinciso, in conseguenza della modificata geografia politica, con delle rilevanti trasmigrazioni di popolazioni, in molti casi precedute da delle vere pulizie etniche. Fra i due blocchi politici per oltre 20 anni era intercorsa una guerra fredda, durante la quale i punti di transito fra i rispettivi Paesi erano stati limitati a pochi valichi ed era stata interrotta quella rete di collegamenti minori che consentivano i traffici locali fra territori diversi ma prima appartenuti ad un medesimo Stato. Queste interruzioni forzate nelle comunicazioni si sono verificate anche nel nostro Paese sul confine orientale, in particolare nella Venezia Giulia o meglio nella parte di quella Regione geografica che è rimasta sotto l’amministrazione italiana. Le province di Fiume e Pola sono state incluse nella Jugoslavia mentre le province di Gorizia e Trieste, mutilate di gran parte del loro territorio di riferimento, sono state restituite all’Italia, rispettivamente nel settembre del 1947 e nell’ottobre del 1954. Fra i due Stati era stato

O.D.C.

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